martedì 29 dicembre 2015

LA NOTTE DELLA LUNGA PAURA

(Night of the Lepus, 1972)
Regia
Cast  , ,


Proprio quando pensavi di averle viste tutte, ecco che dagli anni '70 ti spunta questo assurdo cult di William F. Claxton in cui una colonia di conigli mutanti, frutto di esperimenti genetici, si ingigantisce a dismisura e comincia a divorare, prima il bestiame e poi le persone. Certo va dato adito al coraggio degli sceneggiatori per aver osato trasformare Roger Rabbit in un mostro psicopatico, il tutto senza le diavolerie digitali che si usano oggi ma esclusivamente grazie a obiettivi, grand'angolo e zoomate nel dettaglio ai taglienti dentoni di questi mostri orecchiuti. 

In effetti non era facile terrorizzare lo spettatore con mostri inconsueti ma la scommessa pare vinta in pieno, almeno fino a quando i temibili roditori non vengono alla luce in tutto il loro grottesco orrore. Da quel momento in poi il film prende una piega quasi comica con conigli bombardati dalla guardia nazionale, che saltano qua e là. Complici di questa assurdità la povera Janet Leigh evidentemente in un periodo professionale difficile, e Stuart Whitman icona del cinema western americano, impegnati in una lotta senza quartiere per difendere le proprie case dai "conigli mannari".

Non sappiamo a cosa si riferisca il titolo italiano "La notte della lunga paura" (forse alle orecchie dei leprotti) fatto sta che, nonostante una regia accurata, una sceneggiatura non disprezzabile, attori in gamba e un'idea tutto sommato originale, il film non decolla e non riesce a terrorizzarci con Bugs Bunny !
 

venerdì 18 dicembre 2015

DON'T GO IN THE WOODS

(Id. 1981)
Regia  
Cast  , ,  


Come ripetuto in più occasioni, il cinema trash ha la prerogativa di estremizzare certe caratteristiche appartenenti ad un determinato genere, portandole all'eccesso e quindi alla loro ridicola trasfigurazione in una nuova veste mutante. Nel caso di questo B-movie very low low budget di chiara matrice slasher-horror, gli elementi portati all'estremo sono proprio la sequenzialità degli omicidi perpetrati nel bosco di cui il titolo. In pratica le molteplici vittime appaiono giusto il tempo di morire, in certi casi non si vedono neanche in faccia, semplicemente passeggiano tra gli alberi, cala giù una lama e zac! Eccoli fatti a pezzi senza che si abbia un minimo di approfondimento del personaggio. In alcuni casi la vittima appare già ridicola di per sè come il bellimbusto che continua a guardare nel binocolo con un'assurda posa plastica, o il ciccione vestito con camicia e basco rosa che cade da una cascata e vediamo il cadavere sanguinante mentre a pochi metri due ragazzi giocano nell'acqua senza accorgersi di nulla. 

Del resto se il regista James Bryan risparmia sulla musica (assente per tutto il film) perché non farlo anche sulla sceneggiatura?  Anche per gli attori si va al risparmio e infatti sono proprio dei cani, in certi momenti quando li senti ripetere le stesse frasi fino all'ossessione (il nome Peter vi resterà scolpito nel cervello...garantito!) o li vedi urlare come se avessero un porcospino nel culo anziché un machete sul braccio, ti viene voglia di impersonare l'assassino, una specie di cavernicolo con una collana di perline a X sulla faccia, e massacrare l'intera troupe. Il punto di riferimento cinematografico è chiaramente "Le colline hanno gli occhi" anche se i due titoli divergono anni luce in quanto a qualità.

Qua gli effetti gore sono visibilmente fatti in casa con pompette che spingono rigagnoli di sangue finto da arti amputati, spruzzi gettati a casaccio e pezzi di legno che sostituiscono casse toraciche. La macchina da presa spesso perde il personaggio nei meandri del bosco, inquadrando la prima cosa che gli capita, in questo caso rami e foglie. Le inquadrature passano dal giorno alla notte con un semplice taglio di montaggio, certi personaggi appaiono (come la ragazza che corre a inizio film) e poi non si sa più niente di loro, alcune scene sono talmente ridicole (vedi il paraplegico che cerca di camminare con la carrozzella in mezzo al bosco) che pensi veramente ad una parodia voluta ma poi ci si ricorda che il film è stato inserito nella categoria dei video nasty e bannato dal Regno Unito fino al 2007 e ti chiedi Perché? PERCHE'!!!!???

https://www.youtube.com/watch?v=CH7uJiDSZYQ
 

mercoledì 9 dicembre 2015

GRIZZLY, L'ORSO CHE UCCIDE

(Grizzly, 1976)
Regia
Cast , ,  


Per la serie "i mostri più ridicoli di sempre"!!  Negli anni 70, sulla scia del successo di Jaws, comparvero tutta una serie di improbabili aggressioni all'uomo da parte dei più feroci predatori in natura. Ovviamente, dopo i Piranha, i ragni ed i serpenti, non poteva mancare una delle icone della fauna americana: l'orso ed in particolare quello più grosso: il grizzly. Ma l' 'eroe plantigrado del film è dotato di un'intelligenza fuori dal comune ed una ferocia senza limiti. 

Le scene degli agguati del mostro, ripresi in soggettiva nel bel mezzo dei boschi, rendono bene questo surrogato del grande successo di Steven Spielberg . C'è il solito sceriffo duro e puro, i giovani nudi e liberi trasformati in vittime sacrificali, la fidanzata che prima o poi ci lascerà la pelle, un pò di sangue (per l'epoca e per il genere di film, non male), molti, troppi dialoghi da americani puri e duri perennemente armati di fucile. Purtoppo o per fortuna, lo spettacolo prende una piega diversa quando la mostruosa creatura si rivela al pubblico nella sua adorabile e pelosa entità, rendendo il tutto oltremodo grottesco ed ilare, sopratutto per il continuo tentativo del regista William Girdler di farci passare questa boiata per un thriller horror.

Ci prova con tutti i mezzi anche facendo divorare dal grizzly le icone della famiglia (una mamma ed un bambino), della libertà (la ragazza sotto la cascata) col solo risultato di realizzare un prodotto reazionario della società yankee, immagine di un comunismo peloso e selvaggio che deve essere distrutto a colpi di bazooka. Sono i cacciatori gli eroi della scena, eroi che non esitano ad usare un cervo morto e sventrato come esca per catturare la bestia (una delle scene più orribili del film, parola mia).Ideale per trascorrere una serata alternativa in cui l'unico pregio sarà la trasfigurazione in nero del mito americano dell'orso Yoghi.
https://www.youtube.com/watch?v=CcvoPFo8fGs

giovedì 26 novembre 2015

ZOMBIECHRIST

(Id. 2010)
Regia
Cast , ,  


Giustamente sconosciuto in Italia, il regista metallaro indie Bill Zebub ha firmato roba imbarazzante anche per i trash- lovers più scafati, con titoli come "Jesus Christ serial rapist","Jesus, the daughter of god", "The worst  horror movie ever made" e questo "ZombieChrist" dove ci propina tutti gli ingredienti tipici delle sue produzioni, ovvero una massa di figone sempre nude, sesso esplicito a pochi passi dal porno, messe in scena e recitazione amatoriali, effetti e trame ridicole. Certo, se si cerca un po di nudità gratuita i titoli di testa fanno ben sperare con tante donnine in meditazione, vagine rasate e tatuate, chiappe e tette che danzano goffamente nei boschi con sottofondo di musica satanica e pomposa. Tutto bene non fosse per la durata sfiancante dei suddetti titoli, che solo già questa mette a dura prova lo spettatore più volenteroso. 

Poi appare il protagonista del film, il Cristo zombificato e risvegliato dai druidi per cercare la reincarnazione di Maria e nel frattempo si succhia un po di anime qua e là (con effetto realizzato seguendo pedissequamente i tutorial di Videocopilot.net). Tanto per renderci subito conto di quale capolavoro abbiamo davanti, basti pensare che il Cristo è uno scheletro di quelli buoni per le lezioni di anatomia (con tanto di fili e corde per muoverlo) sporcato con una vernice marrone, una corona di spine sulla testa, e voce pitchata in negativo tanto per renderla più demoniaca. Il mostruoso messia si diverte poi a infilare le dita scheletriche nel sedere di una donzella nuda e a stuprare una suora con una coscia di pollo posizionata lì dove una volta c'era qualcosa. Quest'ultima scena potrebbe raggiungere il fondo per quanto riguarda il cattivo gusto ma quando credi di aver visto veramente il peggio ecco che il buon Zebub ci piazza una fellatio dello scheletro ai danni di un prete ciccione con un fallo visibilmente finto. 

Per il resto il film procede verso l'inguardabilità a robuste dosi di recitazione inesistente, dialoghi lunghissimi e inutili, scene goffe e lente, girate con la telecamerina delle vacanze sempre negli stessi ambienti squallidi (almeno quella delle vacanze ci fa vedere posti belli ogni tanto!), musica assordante e totalmente disancorata da quello che succede nello schermo (quando succede qualcosa, ovvio) e una passerella delirante di donne nude crocifisse che perlomeno regala qualche momento di allegria in questa tristissima farsa senza ne capo ne coda.

giovedì 12 novembre 2015

LA BESTIA IN CALORE

(Id. 1977)
Regia
Cast , ,


Povero Baccaro! Era meglio restare fuori da cinecittà a vendere fiori che finire in mezzo a ninfomani naziste, completamente nudo, chiuso in una gabbia a grugnire e mangiarsi i peli pubici delle sue vittime. Eppure il fascino del cinema è irresistibile ed il nostro grottesco, bruttissimo Salvatore è riuscito, dopo una sfilza di parti da caratterista/comparsa, a diventare una specie di icona del cinema di genere. In questa pellicola di Luigi Batzella, una delle più infami e deliranti del genere Nazisploitation di matrice italica, Salvatore Baccaro è quasi protagonista, anche se, nonostante il titolo possa trarre in inganno, non è in realtà lui “la bestia” in calore che invece è una donna, Macha Magall, sorta di scienziato pazzo con tendenze ninfomaniacali, alla ricerca della creazione genetica del purissimo ariano. Va beh! Non stiamo lì a spiegare le pazzesche motivazioni che inducono la nostra a buttare giovani donnette ignude nella gabbia dello scimmione derelitto che sbava, mugugna e divora vagine in vorticosi primi piani. Diciamo che tutto viene messo in pista alla ricerca dell’effettaccio fine a sé stesso ed alla fine il risultato centra appieno il bersaglio. 

Se Batzella voleva colpire lo stomaco dello spettatore con evirazioni, torture, saldatori pubici, ci riesce appieno, il film in sé stesso è davvero rivoltante, ma lo è soprattutto in termini di realizzazione. Forse l’intento era accusatorio nei confronti della crudeltà nazista (come ci mostra la scena in cui usano un neonato come piattello da tiro) ma più probabilmente, in piena tradizione Nazisploitation, l’intento è solo quello di stimolare la perversa curiosità dello spettatore voyeurista che vuole solo sangue, sesso e trasgressione.

Niente di male, per carità! Il cinema è anche questo, entertainment con il gusto del proibito, peccato che La Bestia in calore calchi troppo la mano risultando goffo e grottesco, ai limiti della visibilità e totalmente soffocato dal cattivo gusto gratuito e dalla retorica posticcia. Insomma Baccaro lo preferisco nei film comici, nelle comparsate dell’esorciccio, piuttosto che sorbirmi le sue ripugnanti nudità scimmiesche in questa goffa tragedia nazista priva di qualsiasi senso!

Per vederlo
https://www.youtube.com/watch?v=k24hHWOFNyA