giovedì 5 aprile 2012

SPACE THING

(Id. 1968)
Regia Byron Mabe
Cast Karla Conway, Steve Vincent, Merci Montello

Il riferimento, fin troppo palese, di questo softcore fantascientifico è il cinema di Doris Wishman, abile cineasta che si inventava storie deliranti ambientate in campi di nudisti fino ad arrivare all'estremo portando queste tematiche nello spazio con il cultissimo "Nude on the moon". In questo caso il sedicente regista Byron Mabe, autore di roba come " The Acid Eaters" o "She Freak", rincara la dose offrendo vere e proprie scene di sesso, per quanto edulcorato dai canoni in voga negli anni sessanta. Qua le donne sono completamente nude ma si accoppiano con uomini in mutande o calzoncini dorati da astronauta intergalattico generando così, più che eccitazione, una noia mortale.
Fortuna che ci sono gli effetti speciali a farci sorridere, come ad esempio la spettacolare astronave a forma discoidale che sembra uscita da un negozio di giocattoli di terza categoria e fatta penzolare su un fondale nero stellato, ma anche gli arredi dell'interno contribuiscono alla suggestione trash grazie a sedute che sembrano cestini della carta rovesciati, tavoli da bar, postazioni di comando con sgabelloni da mensa. Insomma un vero e proprio pout pourri del weirdo più assoluto che comincia con una coppia a letto,lei con le tette visibilmente rifatte che si lamenta del suo lui in mutandoni, il quale, anzichè dedicarle attenzione passa il tempo a leggere romanzi di fantascienza.  
Dopo questa premessa partono i titoli di testa e qua siamo a rasentare il genio puro. I titoli infatti sono dipinti su corpi nudi stile "body art" o su malcapitati asinelli che ruminano nel deserto, e a proposito di deserto metà del film si svolge in un'area brulla e sassosa che dovrebbe simulare un pianeta alieno, peccato che le astronaute ci vadano a passeggiare semi nude e si sdraino a prendere il sole mentre un bizzarro capitano spara invisibili raggi laser che fanno scomparire gli altri membri dell'equipaggio. Immancabile la scena lesbo e il doppiaggio di sottofondo che parte con ansimi e respiri completamente dissociati da quanto accade in pellicola, il tutto condito da un'atmosfera psychobeat enfatizzata da ridondanti e ossessivi motivetti acid jazz. Giusto per tornare poi a Doris Wishman, in alcune scene l'interno dell'astronave sembra un campeggio nudisti con tanto di tende e cuscini e analogalmente ai film della regista di "Nude on the moon" anche qui non succede una minchia per tutto il tempo. Fortuna che il film dura poco!

1 commento: