lunedì 15 gennaio 2018

FUGA DAL BRONX

(Id. 1983)
Regia
Cast  , ,  



Sull’onda del successo del post apocalittico Escape from New York di John Carpenter, l’Italia risponde l’anno successivo con Enzo G. Castellari regista artigiano dotato di un grande senso dell’azione e dello spettacolo. Enzo Girolami realizza una sorta di trilogia post atomica incentrata sul protagonista Mark Gregory nel ruolo di “Trash” muscoloso capellone espressivo come una pietra tombale ma dotato del phisique du role per interpretare l’eroe senza macchia e senza paura del terzo Millennio. Ed è proprio alle epopee medievali che Castellari si ispira per il primo film 1990: I guerrieri del Bronx sostituendo i cavalli con le motociclette e ambientando il tutto in mezzo a palazzoni periferici degradati con eroismo di grana grossa e ampia esposizione di Stunt men che saltano da una parte all’altra dello schermo. 

Villain della pellicola è il compianto Vic Morrow deceduto improvvisamente l’anno dopo in un incidente durante le riprese di Twilight Zone: The Movie. Non direttamente collegato ma in un certo senso attinente a questo film è il trascurabile I Nuovi Barbari diretto subito dopo con George Eastman che sostituisce Gregory in rotta, a quei tempi, con il regista. Il sodalizio tra i due riprende finalmente nel 1983 con la realizzazione di questo Fuga dal Bronx, vera e propria macchina da spettacolo senza sosta con un “Trash” che torna a casa nel malfamato quartiere newyorkese e si ritrova in mezzo ad uno scontro tra le multinazionali e i degradati abitanti del posto. L’epopea post atomica dei primi due film entra in un contesto decisamente più fantapolitico con aspre critiche agli speculatori edilizi e le corporazioni immobiliari che, in quegli anni, ricoprivano di cemento l’italica terra e non solo. Critica sociale dunque che anticipa il fenomeno degli squatters e calca la mano in favore di clochard, ribelli e punk.
 
Trash, nonostante l’orribile capigliatura, si unisce perfettamente con la gentaglia del Bronx per difenderli dal malvagio Henry Silva e dai micidiali lanciafiamme dei suoi sgherri. Salti da stuntmen, incendi, morti da tutte le parti, raffiche di mitra senza sosta invadono lo schermo per novanta minuti. Castellari ci porta in un’atmosfera da anni di piombo camuffata da fantascienza ma i riferimenti sono chiari. La violenza dominava le strade in quegli anni ed il cinema, come anche le Istituzioni, si limitava a guardare, a riprendere, a spettacolarizzare un mondo in preda al delirio.
A prescindere dai contenuti socio politici Fuga dal Bronx è un bellissimo B movie che all’epoca riscosse anche un buon successo e negli anni non ha perso il suo smalto e la carica adrenalinica che ha da sempre contraddistinto il cinema del nostro artigiano capitolino.
 

martedì 9 gennaio 2018

LE PORNO KILLERS

(Id. 1980)
Regia
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Certo che il cinema di genere italiano presentava una concezione tutta particolare riguardo a temi di contestazione sociale che imperversavano  negli anni settanta, in particolare verso la fine del decennio, quando Roberto Mauri, regista smaccatamente di genere, concluse indegnamente la sua onorata carriera di regista realizzando questa ciofecona che mescola soft core con elementi da crime-movie decisamente dozzinali. In particolare il tema qui affrontato (va bè abbozzato, dai!) è quello dell'emancipazione della donna, soprattutto in una specifica scena dove due amabili maschioni da spiaggia, uno con i baffetti da sparviero e osceni calzettoni bianchi, l'altro in slippini rossi e la faccia da tossico, dissertano amabilmente sul ruolo della donna nella società, asserendo che la donna è "buona solo per andare a letto" e roba del genere. 

Questo edificante dialogo si compie davanti alle due prosperose protagoniste della pellicola, le quali non gradiscono decisamente la discussione e difatti li menano a calci e pugni, salvo concludere il tutto con una sana trombata nei cespugli. Figlie bastarde di Tura Satana, Carmen Russo e Cintia Lodetti, formano una coppia dalle meyeriane premesse, due prorompenti virago che gestiscono una proficua attività di killeraggio a pagamento, talmente proficua da permettergli di passare tre giorni nel completo scazzo per le vie di Roma, aspettando che la vittima designata ritorni al suo castello, dopo un viaggio d'affari. Incaricate da un'incazzatissima beghina teutonica con gli occhi di ghiaccio (come ci fa gentilmente notare una particolare zoomata al dettaglio) di accoppare un marsigliese, le due se la spassano invece tra calde docce saffiche, rimorchiate sulla spiaggia e gesti di insolita giustizia urbana inseguendo rapinatori e papponi (che però sono sempre gli stessi due sfigati) e mazziandoli a colpi di un improbabile kung-fu topless.

C'è da dire che le due attrici riempiono cicciosamente lo schermo con morbide carni e abbondanti mammelle anche se nella versione soft, il sesso è solo abbozzato (Per chi cerca scene più spinte vada a cercarsi la versione hard intitolata "Le porno Salamandre") ed anche un po noiosetto, del resto non è che la recitazione brilli di luce propria e la carriera di attrice della nostra Carmelona si ridurrà a pochi sfortunati cameo (anche se mitici) lasciandogli almeno la consolazione di aver avuto questo brillante ruolo di comprimaria che probabilmente non avrebbe fatto ridere nemmeno la claque registrata del Drive In.
 

venerdì 5 gennaio 2018

IL PIANETA DEL TERRORE

(Galaxy of terror, 1981)
Regia  
Cast  , ,  



Figlio degli anni 70 e allo stesso tempo padre putativo degli anni '80, questo fantathriller diretto da Bruce D. Clark appare oggi oltremodo datato e decadente, sopratutto nell'uso di effetti speciali piuttosto artigianali e make up tipici della produzione di Albert Band  mitico produttore americano e proprietario della Full Moon inc. che diede vita, negli anni ottanta, ad una serie di  impressionanti B-Movie fra cui vale la pena di citare Robot Jox  e la saga dei Ghoulies (imperdibili per gli appassionati), caratterizzati dall'uso di costumi gommosi per i mostri sbavanti (vedi Troll ), storie incredibili e pazzie kitsch ultracult ancora, evidentemente, troppo recenti per poter essere rivalutate appieno. 
La trama di Galaxy si ispira a  Terrore nello spazio  lo splendido capolavoro del nostro Mario Bava : un gruppo di astronauti si reca su un pianeta deserto dove trova una specie di piramide monolitica in cui una serie di orrori e allucinazioni sterminerà uno ad uno i membri dell'equipaggio. Gli effetti laser ricordano molto Spazio 1999, un pò di splatter qua e là e qualche delirio sessuale (un'astronauta viene letteralmente stuprata da un verme gigante!!!!) promuovono appieno questa pellicola nell'olimpo del trash d'autore, che ha già innumerevoli fans in tutto il mondo.

Da notare, in ogni caso, l'eccezionale stuolo di attori che compone il cast, troviamo nientemeno che Grace Zabriskie , attrice che ha lavorato molto con David Lynch  ( ve la ricorderete sicuramente in "Twin Peaks" ), direttamente da "Happy Days" abbiamo anche la sorella di Ritchie Cunningham Taaffe O'Connell , il grandioso "Freddy Krueger" Robert Englund, un bravissimo caratterista come Erin Moran e, dulcis in fundo, Sid Haig, che recentemente ha scoperto il successo grazie a Rob Zombie nel suo esordio cinematografico come regista con House of 1000 Corpses ( lo ricorderete nel ruolo di Captain Spaulding).     
 

mercoledì 27 dicembre 2017

THE HIPNOTIC EYE

(Id. 1960)
Regia
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Questo film si può considerare a tutti gli effetti  un elegante compendio del cinema exploitation, con una realizzazione più che dignitosa, un'ottima fotografia da cinema noir in bianco e nero ma un tema trattato molto esploitativo e banale  quale il tema dell'ipnotista assassino. Il regista George Blair si dimostra molto attento a ricercare inquadrature ardite, sin dalle prime immagini, dove lo vediamo inquadrare, nientemeno che dall'interno dei fornelli accesi di una cucina a gas, una graziosa biondina intenta a spalmarsi una soluzione infiammabile sui capelli e darsi fuoco all'improvviso. Sulla scena del delitto arriva il detective Dave Kennedy  che si china sulla ragazza tutta fasciata e dopo averla ascoltata bofonchiare qualche rantolo, dice al medico che la ragazza sta bene. Tempo zero e quella muore! Ma che razza di gufo! Nella sequenza successiva il poliziotto parla con uno psicologo intento a tirare freccette contro la foto di Freud,  il quale sospetta che la ragazza sia stata ipnotizzata. 

Cosa c'è di meglio quindi che gustarsi lo spettacolino dell'ipnotista Desmond? Interpretato dall' attore francese Jacques Bergerac (che qualcuno ricorderà nella serie televisiva di Batman nel personaggio di French Freddy) che difatti ha una pronuncia inglese che grida vendetta per tutto il film, l'ipnotizzatore muove uno spettacolo un pò bizzarro dove gli spettatori invitati sul palco fanno strane facce, girano indietro gli occhi e simulano malamente freddo e caldo a comando. Finito con questi, Desmond cerca nuovi volontari tra il pubblico per alzata di mano, e c'è una che, in platea, tiene disperatamente la mano alzata (anche se sembra più un saluto romano) e nessuno se la caga. Desmond ne ipnotizza un'altra irrigidendola tutta come un baccalà. Finito lo spettacolo però, c'è il colpo di scena, la ragazza torna a casa e si lava la faccia con l'acido (anche qui Blair inquadra la scena dall'interno del lavandino...ma che genio!!!). Peccato che questa volta la donna sopravviva e sia pure amica del Detective, il quale inizia subito ad indagare mandando la sua fidanzata Marcia a fare da esca per il successivo spettacolo.

In questo caso però Desmond pare innamorarsi brutalmente della ragazza e dopo averla ipnotizzata se la porta in un localino urfido dove c'è un bizzarro poeta che recita poemi di mostri cinematografici a ritmo di jazz. Tallonati dal poliziotto, Desmond e Marcia si infrattano a casa di lei dove arriva anche Justine, la diabolica assistente di Desmond che vuole fare a Marcia una doccia iperbollente. Dave interviene ed evita a Marcia quello che invece è capitato a tutte le vittime di Desmond, orribilmente ustionate o mutilate. A questo punto assistiamo per intero ad uno spettacolo di Desmond che arriva addirittura a ipnotizzare il pubblico facendogli fare giochini scemi con le mani, il tutto però dentro una serie di sequenze molto suggestive e psichedeliche che vale la pena rivalutare all'interno di un crime movie piuttosto dozzinale ma ben realizzato, in certi momenti anche abbastanza crudo (vista l'epoca). Peccato che trama e situazioni si presentino in più momenti bislacche e ridicole e il finale, con il pippone dichiarato contro i pericoli dell'ipnosi la dica lunga sul contenuto altamente exploitation del film.
 



lunedì 18 dicembre 2017

FRANKENSTEIN ALLA CONQUISTA DELLA TERRA

(Furankenshutain tai chitei kaijû Baragon 1965) 

Regia 
Cast  , ,



Meglio conosciuto come Frankenstein tai Baragon, questo film rappresenta una notevole presenza nel panorama dei Kaiju Eiga, ovvero quella serie di film giapponesi dedicati agli scontri tra mostri di gommapiuma che se la giocavano tutta per conquistarsi il dominio del pianeta Terra. Padre colossale di questa ondata di mostri è il mitico Gojira (ovvero Godzilla, di cui il regista Ishirô Honda è lo stesso colpevole di questa ennesima variante) ma anche e sopratutto la causa madre di tutte le mutazioni: La bomba atonica che devastò Hiroshima alla fine della seconda guerra Mondiale. Ed è proprio dalla Grande Guerra che nasce tutto il plot di questa pellicola, inizia con il dottor Frankenstein che sigillla in una bara il cuore del suo mostro, portato via dai tedeschi e ceduto al centro di ricerca di Hiroshima pochi istanti prima che la bomba devasti completamente la città giapponese. 

Ritroviamo quindi un medico americano (Nick Adams) che cura i colpiti dalle radiazioni, aiutato dalla bella dott.ssa Sueko (Kumi Mizuno). I due ben presto incontrano uno strano ragazzo con la fronte quadrata che si rivelerà aver divorato il cuore di Frankenstein per trasformarsi nel celebre mostro che Mary Shelley creò la notte che sappiamo. Ritengo che la moglie del celebre poeta, divenuta celebre ancor essa con il romanzo più famoso di tutte le epoche, si rivolterà nella tomba vedendo ingigantire senza alcun senso il suo parto primordiale, e sopratutto inorridirà vederlo fare a botte con Baragon, dinosauro (ma de che!!!) resuscitato dalle radiazioni, con il quale scatenerà il classico duello finale con sfondo di bosco in fiamme e catarsi conclusiva in cui, quando tutto sembra concludersi per il meglio e la creatura esulta vittoriosa per la sconfitta del mostro, ecco che spunta fuori un polipone gigante con cui il nostro mostruoso eroe intraprende un nuovo sfiancante combattimento il cui esito sarà mortale per entrambi. 
Questo film ha il pregio di volerci far credere sul serio a tutto ciò che vediamo, alle deliranti spiegazioni di rigenerazione cellulare del mostro di Frankenstein qui reso alla stregua di un supereroe brutale (una specie di Hulk giapponese) dal cervello animale ma dai sentimenti puri che lo rendono paladino salvatore della razza umana. Talmente serio questo parto della Toho, che vale la pena tornare adolescenti per goderselo in tutto il suo assurdo splendore, anche se sappiamo tutti che dentro il mostro c'è un attore che balla.