mercoledì 18 gennaio 2017

THE HOBGOBLINS

(Id. 1988)
Regia
Cast , ,


Dopo lo straordinario successo di "Gremlins", nella seconda metà degli anni '80 bastava prendere due pupazzi pelosi e buttarli davanti alla telecamera per fare il botto. Ne è la prova che una pellicola girata con tre amici e una scenografia fatta di stracci e pannelli di cartone come questo "Hobgoblins" riesce persino a vedere un sequel girato dallo stesso regista, uno sconosciuto Rick Sloane che non riuscirà mai più a vedere un suo prodotto nelle sale del cinema. Fortuna che l'allora neonato mercato del video ci ha permesso di vedere anche da noi questa imperdibile chicca, dove la cagneria degli attori fa a botte con la bruttezza della messa in scena e non si sa invero chi vince. Di certo la storia è abbastanza demenziale, in pratica c'è questo vecchio guardiano notturno che da trent'anni tiene segregati questi mostriciattoli di origine aliena che riescono a realizzare i desideri delle persone, portandoli però alla morte proprio attraverso questa sorta di realtà contraffatta. E' quello che succede al primo e unico morto del film, il povero assistente alla sicurezza amante della musica, il quale, invece di controllare che nessuno entri o esca dalla fabbrica, passa il tempo ascoltando il walkman. 

Dopo aver scoperto la porta blindata aperta, il giovane viene stregato dagli Hobgoblins e lo vediamo scimmiottare Billy Idol su un palco vuoto per poi cadere a terra morto in una sequenza che fa veramente ridere per la sua realizzazione goffa e stiracchiata. Il vecchio guardiano deve quindi beccarsi un nuovo aiuto, stavolta il giovane Kevin è uno a posto, a parte gli amici stronzissimi, di cui uno militare in congedo che si atteggia a Rambo e passa il tempo avvinghiato alla sua tipa vestita come con il tutu dell'operetta  cercando di scimmiottare Madonna ed un altro sfigatissimo che continua a scroccargli il telefono con la scusa di chiamare la fidanzata e invece chiama una specie di telefono erotico dove, dall'altro capo, un'orrenda virago cerca di eccitarlo con una voce stile Wanna Marchi. Non parliamo poi della fidanzata, una chiattona vestita con un lenzuolo grigio ed un'orrenda collana di perle che si lamenta in continuazione di quanto il povero Kevin sia un pavido essere incapace di difendersi, come dimostra il goffo duello a colpi di rastrelli che il nostro instaura con l'amico Rambo.

La notte successiva però succede che i mostriciattoli fuggono dalla stanza blindata e il vecchio è obbligato a raccontare a Kevin degli Hobgoblins, scesi sulla terra con una specie di ovetto e rinchiusi per anni in quella stanza.  Vediamo quindi il buon Kevin e i suoi improbabili amici in lotta con questi verdognoli babbuini pelosi che vengono animati in modo grottesco ed in certe scene sono palesemente dei peluche attaccati alle braccia degli attori che si dimenano malamente per simulare la lotta. Il Top dello squallore lo si raggiunge poi quando i nostri si recano in un locale di dubbia fama con l'edificante nome di Scum Club, arredato con quattro sedie e due tavoli rubati dalla troupe al bar sotto gli studios e dove spunta fuori un gruppo mica male, i The Fontanelles che purtroppo per loro verranno ricordati solo per la loro esecuzione di Kiss Kicker 99, il loro unico (ma formidabile) singolo. Nel locale, ad un certo punto, la fidanzata di Kevin si mette a fare la dark lady e l'amico Rambo inizia a lanciare bombe a mano da tutte le parti, in un marasma generale di luci verdine, pupazzi lanciati da tutte le parti che si conclude in un duello con i nunchaku e un finale volendo anche simpatico ma nel complesso decisamente troppo anni '80, nel suo lato più grottesco e kitsch.
 

mercoledì 11 gennaio 2017

TOXIC ZOMBIES AKA FOREST OF FEAR AKA BLOODEATERS

(Id. 1980)

Regia
Cast  , ,  


Dopo il successo di Dawn of the Dead i film di zombie imperversarono per tutto l'inizio degli anni '80 dando linfa vitale all'horror underground americano, sopratutto le produzioni low budget beneficiarono di questa nuova ondata di mostri a buon mercato. Con una trama esile, due o tre accenni di critica all'estabilishment governativo, un pò di carne putrefatta, litri di sangue finto, trucco sulla faccia ed ecco qua un film di zombie! 

Caratterizzato dagli stessi parametri, Forest of fear (conosciuto anche come Bloodeaters e Toxic zombies) mescola sapientemente critica sociale, apologia sulla droga e zombie movies dando vita ad un survival horror ambientato nelle campagne americane dove una comunità di hippies dediti alla coltivazione di marijuana viene inondato da un diserbante sperimentale ideato dal governo per distruggere questa temibile piaga. I ragazzi investiti da questa strana polvere prima sboccano sangue e poi si trasformano in zombie affamati di carne umana. A farne le spese saranno una coppia di campeggiatori, il pilota stesso dell'aereo che ha sparso il temibile insetticida ed un gruppo di ragazzi dediti ad un weekend di pesca. 

Il film è diretto e interpretato da Charles McCrann, di cui questa opera rimane l'unica realizzata per il cinema (è morto nel crollo delle Twin Towers l'11 Settembre 2001!) e nella parte di un agente governativo troviamo anche John Amplas conosciuto per la sua interpretazione di moderno Dracula in Martin. A prescindere dalla pochezza di mezzi e alla poca originalità della trama, il film ha comunque un buon ritmo, effetti gore non memorabili (non si capisce perchè fu censurato in Inghilterra!) e una decente verve narrativa che rende il prodotto un ottimo divertissement per una serata disimpegnata all'insegna della nostalgia per uno dei periodi più fertili del cinema horror.
 
 

mercoledì 21 dicembre 2016

THE GEEK

(Id.1971)
Regia ???
Cast , ,  


Una voce fuoricampo ci avvisa giustamente che, se gli argomenti del film ci offendono potete uscire dal cinema ed essere rimborsati, ma più che gli argomenti, in questa realizzazione della sedicente Brutus Production, sono le immagini ad offendere come i titoli di testa realizzati sul cartone pressato, ad esempio. Per il resto, raramente mi è mai capitato di vedere un film così brutto, nemmeno gli amatoriali su youporn raggiungono livelli simili di squallore. Mentre la solita voce fuoricampo ci rompe i coglioni con la storia del Sasquatch che andremo presto ad incontrare, vediamo un pulmino Wolkswagen che arranca sulle strade sterrate, arrivato in un bruttissimo anfratto, scarica le tre coppie di campeggiatori e per almeno altri venti minuti la telecamera osserva impassibile la loro lenta e pallosissima camminata nei campi con sottofondo di un'allegrotta musica da varietà anni '20 che ovviamente non c'entra un cazzo con il resto del film. 

Ogni tanto il regista (se ne esiste uno non ci è dato di sapere) ci butta in fase di montaggio qualche scena di fauna selvaggia rubata al National Geographic, poi finalmente scende la sera e come da copione, si tromba! O meglio si dovrebbe, visto che, dopo mezz'ora di tentativi di accendere il fuoco coi bastoncini, una delle coppie si ritira in tenda, purtroppo per lo spettatore, c'è un'amara sorpresa, la macchina da presa sul più bello, decide di riprendere il sedere peloso del tizio che annaspa nel tentativo di farselo drizzare e metterlo dentro alla biondina, dopo qualche squallido tentativo si decide di passare oltre, niente orgasmi, solo doppiaggio che prosegue ininterrottamente ad ansimare come un mantice. Il giorno dopo il copione si ripete, altri dieci minuti di camminata, qualche ripresa faunistica e Zac! Un'altra coppia si allontana per trombare, la cosa strana è che stendono il plaid in un punto e poi si allontanano per consumare in un altro...mah! Altro mistero è quando lui le toglie gli shorts, dopodiché stacco da un'altra angolazione e lo vediamo mettere mano ancora alla patta della ragazza. Anche qui, due ore per farselo drizzare, infila dentro e Stop! Finito tutto senza manco una venuta. 

A questo punto mi sorge il dubbio che il Sasquatch rappresenti simbolicamente la virilità perduta dell'uomo civilizzato che ormai non riesce neanche ad avere un'erezione...boh, se non altro ad un certo punto lo scimmione appare per ravvivare la scena, indossa una tuta pelosa marrone da gorilla, i capelli a caschetto da hippie e la faccia barbuta che sembra essere stata intinta nella merda. Giuro, la cosa più ributtante mai vista. Ordunque il bestione si avvicina alle coppie, una delle ragazze va per fare amicizia e lo scimmione interpreta a suo modo la cosa, visto che la mette a pecora, stessa sorte anche per una seconda ragazza anche se qui il sasquatch mostra evidenti segni di stanchezza, segno che questa vita selvaggia non è che dia poi così tanto potere sessuale. Nel finale scontro tra i tre maschietti e l'animale che li prende a ceffoni e scappa via , stanco ma soddisfatto. Del regista neanche l'ombra, degli attori, l'unico nome di una qualche rilevanza è Nora Wieternik che parteciperà anche nel divertissement sci-fi/core Flesh Gordon.

martedì 13 dicembre 2016

INVASION OF THE BLOOD FARMERS

(Id. 1972)
Regia
Cast  , ,


Qualcuno mi ha fatto scherzosamente notare che, da come li descrivo, certi film che in realtà sono bruttissimi, sembrano dei capolavori. Beh, stavolta non corriamo rischi anche perchè il film, infame frutto della collaborazione di due dementi come Ed Adlum e Ed Kelleher, difficilmente potrà passare come capolavoro, a meno che non si stia parlando di Trash Movie. Blood Farmers infatti, estremizza la poetica del cattivo gusto ai massimi livelli con una storia delirante, una scemeggiatura ed una recitazione demenziale e una tecnica che definire in qualche modo cinematografica, risulterebbe un insulto a chi, del cinema, ne ha fatto il suo mestiere. Tutto inizia nel classico drive bar di provincia dove arriva un tipo che ciondola imbrattato di sangue con la lingua a penzoloni, una macchina a momenti lo investe, scarta di lato e prosegue come se niente fosse. L'insanguinato entra nel bar, muove la lingua per aria e cade per terra. 
  
Benvenuti a Invasion of the Blood Farmers! Capolavoro (ebbene si non si può far finta che non lo sia) del cinema horror trash, dove le ferite non ci sono ma viene fatto colare il sangue sulle parti del corpo, dove la stessa scena passa dal giorno alla notte nel medesimo istante al punto che uno augura buona notte in pieno giorno! Dove una colonia rurale di Druidi vogliono risvegliare la loro regina attraverso un rituale a base di sangue, dove due professori discutono assurdamente di sangue rigenerato, dove si spedisce una cartolina in Transilvania, dove i contadini bevono sangue e gli vengono imbiancate le sopracciglia per farli sembrare vecchi. C'è anche una citazione a Psycho con una coppietta in un motel, stavolta però è il fidanzato ad essere trucidato a bastonate nella doccia. Le vittime dei vampiri contadini vengono dissanguate con un compressore, probabilmente lo stesso che serve per la mungitura (in effetti questa cosa è geniale), ma lo zenith della trashitudine si ha nel finale quando i druidi rapiscono il professor Anderson (Norman Kelley) e la figlia Tanna Hunter, li portano su una rupe dove risvegliano la loro regina, arriva l'eroico fidanzato Bruce Detrick mostra qualcosa che non riusciamo a vedere (forse una croce) alla vampira e tutti i druidi cadono per terra e muoiono. Fine!

Altri momenti di puro delirio: un contadino lotta col cane del professore e sembra stia litigando con un piumino bianco, uno ubriaco sulla panca mostra la foto della moglie e subito dopo la vediamo incatenata mentre la stanno dissanguando; durante un rituale i druidi bevono il sangue da una ciotola, uno sbaglia e ne versa il contenuto fuori rivelando che si tratta di...brodo!
Se cercate qualcosa fuori dal solito divertimento Blood Farmers è il film per voi, ma io vi ho avvertito riguardo la sua "qualità" cinematografica!    


giovedì 1 dicembre 2016

O EXORCISMO NEGRO

(Id. 1974)
Regia  
Cast  , ,  


Nonostante la presenza di Ze do Caixao, sempiterno alter ego malefico di José Mojica Marins, Exorcismo Negro non viene annoverato dai cultori del regista brasiliano come parte della trilogia psichedelico-weirdo-horror dedicata al becchino satanico, eroe di titoli come "À Meia-Noite Levarei  Sua Alma" o "Esta Noite Encarnarei no Teu Cadáver". La spiegazione di questa esclusione si può certamente attribuire al fatto che Coffin Joe (come viene chiamato negli Stati Uniti), da sempre protagonista assoluto, viene qui relegato ad un cameo finale. Protagonista della vicenda, in questo caso, è lo stesso Marins in veste di regista di sé stesso, una specie di grottesco La Nuit américaine, con tanto di unghioni sulle mani (ma li aveva anche nella vita reale?), il quale dopo aver girato qualche scena di un film dove una coppietta viene aggredita da banditi mascherati, essersi fatto intervistare sulla sua duplice personalità, viene visitato di notte da una sedia rossa che gli svolazza sul letto. 

Le cose non vanno meglio quando José si reca dai parenti per le feste di Natale. Gli animali rognano al suo passaggio (manco fosse Frau Blucher), un vecchio lo aggredisce e tenta di strapparsi gli occhi di dosso, le tende lo assalgono, un pianoforte suona da solo, dagli alberi cascano pitoni, dalla libreria i volumi cercano di colpirlo. In giardino il cognato del giardiniere con la faccia bianca di cerone,  gli occhi spiritati e un' accetta in mano cerca di farlo fuori. Poi, a turno, la misteriosa entità satanica si impossessa dei parenti che iniziano a sbraitare con le borse sotto gli occhi arrossati fino all'apparizione di Ze do Caixao dove finalmente comincia il delirio puro, quello che abbiamo imparato a conoscere e ad amare del regista carioca. Ecco allora fattucchiere strabiche, galli sgozzati, tridenti e fulmini di cartapesta sagomata, donne nude che si trastullano con un bastone, messe nere in abiti medioevali, orge di corpi insanguinati e adepti col saio rosso, urla e balli indemoniati, scene di cannibalismo e preghiere (in italiano!) lamentose mentre la telecamera ostenta ossessiva primi piani dei satanisti che fanno facce assurde. 

 Alla fine lo scontro finale tra Ze e Josè che sono entrambi la stessa persona diventa la prova lampante del dualismo umano, di certo la rappresentazione di Marins, dal punto di vista cinematografico, è tra le più ingenue e infantili che si possano trovare nei meandri della settima arte ma il kitsch che si propaga da questi fotogrammi risulta sempre denso di fascino, anche se l'ambientazione casalinga anni settanta ha un sapore di filmino natalizio vero e proprio. Eccesso di realismo o mancanza di fondi? Gradevole in ogni caso la colonna sonora, tra jazz tribale e psichedelia beat.