giovedì 27 aprile 2017

LA VENGANZA DEL SEXO

(The Curious Dr.Humpp, 1971)
Regia
Cast  , ,


"Sex dominates the world! And now, I dominate sex!"

Con questa frase si presenta al mondo il diabolico Dottor Humpp (Aldo Barbero), forse uno dei mad doctor più weird che la cinematografia sci-fi conosca. Protagonista di questo oscuro film argentino, l'incredibile scienziato fa rapire coppie vogliose, lesbiche e ragazzini orgiastici per raccogliere un fluido speciale (?) generato dalla copulazione, per nutrire un gommoso cervello parlante. Per i suoi malefici scopi, il medico si avvale della collaborazione di un grottesco gigante con un'enorme maschera (che sembra un totem intagliato nel legno) coronata da un led lampeggiante, da una bionda assistente di lui innamorata follemente (Susana Beltrán) e un gruppo di loschi figuri in calazamaglia.   
Girato in uno splendido bianco e nero e arricchito da una generosa selezione di scene soft-core (molte delle quali aggiunte in post produzione prima di essere proiettato a New York), questo prezioso esempio della genialità latina si distingue per la regia asciutta ed essenziale di Emilio Vieyra che ci regala impagabili inquadrature degli scarponi argentati del mostro, degli sguardi dei protagonisti e una serie di bellezze locali tra cui la splendida Gloria Prat che da sola vale la visione del film. 
  
Il tutto sorretto da una colonna sonora notevole che oscilla tra jazz e psichedelia sperimentale. Se avete amato Everything You Always Wanted to Know About Sex * But Were Afraid to Ask e il mitico Dr. Bernardo (John Carradine) con i suoi esperimenti sul sesso, non potete perdervi questo cultissimo assoluto del cinema Weird.

giovedì 20 aprile 2017

SANTO CONTRA EL CEREBRO DIABÓLICO



(Id. 1963)



Quest'ennesima (ma la lista è molto, molto lunga) avventura dell'enmascarado de plata si presenta come un bizzarro miscuglio di generi che attinge dal gangster movie, alla spy story fino ad arrivare al western con tanto di risse nei saloon, cavalcate sotto il torrido sole messicano (indossando peraltro giacche pesantissime quanto orrende!). Stranamente i protagonisti principali sono due poliziotti in incognito che devono indagare su rapimenti da parte di una crudele organizzazione criminale gestita da un tozzo barbuto con gli occhi strabici ed un orrendo cappellaccio nero. Il Santo compare dopo ben 25 minuti di attesa nel solito laboratorio segreto multivalvolare con tanto di antennone parabolico e lo vediamo intento, insieme allo scienziato amico di turno, a intercettare le comunicazioni dei due sbirri attraverso un avveniristico orologio trasmittente. Tra una rissa e l'altra c'è pure spazio per la struggente esibizione di un mariachi con gli anni di Noè che vi farà arrotare le balle dopo 10 secondi. 
Non poteva mancare il sempiterno combattimento di lucha libre all'interno di una sala che sembra un'aia per polli tappezzata di pubblicità della Corona e del Rhum Bacardi, davanti alla solita folla straeccitata composta da bambini masochisti e adulti rimasti bambini. Per la serie "il cattivo gusto si vede dall'abito" segnaliamo l'imbarazzante mantello del nostro eroe che sembra un foulard tutto tappezzato rubato probabilmente a qualche vecchietta. Di positivo nel film c'è sicuramente un'efficace fotografia in bianco e nero e l'ambientazione rurale messicana che qui funziona meglio rispetto a tanti altri film. 

Quando poi i due poliziotti vengono smascherati e creduti morti, si ripresentano con tanto di barba e naso posticci ma vengono di nuovo scoperti e torturati con il crudele sistema della corda che strizza la fronte, nel finale, dopo un rocambolesco inseguimento in auto probabilmente accellerato in fase di montaggio, esplode la scazzottata finale dove El Santo butta tutti i nemici giù da un burrone, o meglio butta giù dei pupazzi anchilosati. Nonostante la sua caratteristica di film dozzinale, la recitazione generale è buona, merito anche della presenza di due star del cinema messicano come Fernando Casanova e la bella Ana Bertha Lepe. Il regista Federico Curiel, pur non avendo parentele con il nostro Eugenio, è un mestierante di buona fattura con un portafoglio alquanto ricco che consta ben 74 film, tutti ovviamente di genere. Da non confondersi (come del resto succede) con un altro titolo analogo della filmografia santesca "Santo contra el cerebro del mal" che invece si presenta con toni decisamente più horror.

lunedì 10 aprile 2017

KILINK IN ISTANBUL

(Kilink Istanbul'da, 1967)
Regia
Cast  , ,  


Dopo l'India la Turchia è uno dei paesi più prolifici cinematograficamente parlando, non stupisce, quindi, che prima o poi mi debba toccare la recensione di un qualche film partorito da questo strano paese mediterraneo. Ovviamente la scelta non poteva non capitare che sulla saga di Kilink, supercriminale che plagia vistosamente le gesta di Kriminal , personaggio fumettistico creato negli anni '60 sull'onda nera di Diabolik . La tuta scheletrica di Kilink, eccettuato qualche minimo dettaglio (la cintura ad esempio) è una sfacciata fotocopia dell'antieroe inventato da Max Bunker. Ma c'è di più: il suo nemico dichiarato si chiama Shazam (altro eroe inventato in America sulle orme di Superman) che veste per metà i panni del superuomo con tanto di S stampata sul petto e mantello e maschera che assomigliano a quella di Batman. 

In questo pastiche fumettistico abbondano elementi inaspettati in un paese musulmano, come l'alcol e le donnine discinte. Kilink (Yildirim Gencer) viene resuscitato dalla bara per trovare la formula di un'arma mortale in grado di distruggere il mondo, uccide  il professore che l'ha ideata ma scopre che ne manca una parte senza la quale il terribile marchingegno non può funzionare. intanto Orhan (Irfan Atasoy), figlio del professore mentre giura vendetta per la morte del padre riceve la visita di un vecchio che assomiglia a Mosè che lo trasforma nel supereroe Shazam. Kilink rapisce la figlia del professor Maxwell (Feridun Colgecen) collega del defunto scienziato e possessore della formula che manca alla folle creazione e fronteggia il nemico su più fronti aiutato dalle sue due amanti (che bacia attraverso la mschera senza che ci venga dato di capire come faccia).

Il film finisce con Kilink che rapisce professore e figlia e li porta sulla sua isola piena di soldati vestiti come Saladino. La terribile saga continuerà nei prossimi 2 film entrambi diretti dal sedicente Yilmaz Atadeniz ma sinceramente non sono ancora preparato per vederli. In tutto questo fa quasi tenerezza l'ingenuità della Turchia nei confronti del Copyright anche se, tutto sommato, il film non è poi così male. Considerati gli anni e tralasciando la trama, resta un prodotto che, al di là della sua scarsa originalità, risulta divertente e pieno d'azione. Insomma se siete nostalgici degli anni '60 va bene anche questo!
 

lunedì 3 aprile 2017

LA CASA 3 - GHOSTHOUSE

(Id. 1988)
Regia  
Cast  , ,


Una cosa è sicura: gli anni ottanta non sarebbero stati gli stessi senza la saga dei sequel apocrifi del capolavoro "evil dead" di Sam Raimi, giunto da noi con il titolo "La Casa" con quella C affilata che divenne in poco tempo il brand per eccellenza di una serie di pellicole più o meno scadenti  numerate in serie dal 3 al 7 dove il numero 6 rappresenta il primo caso di sequel fantasma della storia del cinema. Il mistero del numero 6 mancante fu uno dei soliti pasticci all'italiana di quegli anni, quando il produttore Achille Manzotti registrò i titoli fino a "La Casa 6" dei quali però vennero realizzati solo il 3, il 4 e il 5. Il numero 7 infatti fu solo un colpo di genio distributivo perchè in effetti il film, in originale "The Horror Show" non c'entrava una beneamata fava con i precedenti.   

Diretto da Umberto Lenzi, La Casa 3 - Ghosthouse, è la riprova, se mai ce ne fosse stato bisogno, del fulmineo opportunismo dei produttori italiani di allora, che ammaliati dal successo dei primi due capitoli di Raimi, si sono buttati, come iene affamate,  su un brand che per gli anni successivi, ha invaso i cinema di tavanate galattiche, nella speranza che un pubblico disattento venisse attirato in sala da quella "C" ormai sinonimo di spavento e divertimento. Prodotto dalla Filmirage di Joe D'Amato, il film non è poi neanche così malaccio, nonostante una certa rozzezza realizzativa e alcuni attori veramente cani. La storia vede una ragazzina modello Carrie che se ne sta in cantina a sghignazzare con un' orrendo pagliaccio con la tutina di seta, mentre una mano assassina spacca il cranio del padre e sgozza la madre. Passati 20 anni dall'incipit vediamo un radioamatore di Boston che riceve un messaggio strano e inquietante proprio dalla casa dove è avvenuto l'orrendo delitto. Giunto in loco incontra una famigliola di post-hippie che vivono in camper con una ragazzina antipaticissima che non fa altro che scappare da una parte all'altra fino a che, fortuna nostra, verrà tranciata in due da un vetro.

E' la festa degli oggetti trash che uccidono, come il ventilatore anni sessanta che fa partire una pala a sgozzare il malcapitato di turno, una testa che rotola nella lavatrice, il ragazzino ciccione nero che fa scherzi con una mano scheletrica e scompare misteriosamente dalla sceneggiatura senza motivo. Poi c'è il solito pazzo che gironzola in zona, il necroforo che trova naturale invitare un perfetto sconosciuto nella sala dove sta truccando un cadavere e verrà giustamente preso a martellate e chiuso vivo in una bara. Su tutto questo bailamme più o meno imbarazzante vige l'assoluto cattivo gusto nella scelta degli attori, Lara Wendel su tutti a dimostrazione di quanto si possa trasformare in amatoriale il prodotto di un professionista come Lenzi, attraverso una cagnosa interpretazione. Tuttavia il Buon Humphrey Humbert (pseudonimo anglofono di Umberto Lenzi ) riesce a regalarci lo stesso dei buoni momenti di paura, grazie a un'ambientazione americana che richiama al cinema di Fulci, una nenia ossessiva che ritorna in continuazione per tutta la storia e quel bruttissimo e rozzo pagliaccione che cambia faccia in continuazione e spunta da dietro le spalle, omaggiando (o meglio plagiando) apertamente il terribile clown di "Poltergeist".
 

lunedì 27 marzo 2017

PERVERT!

(Id. 2005)
Regia
Cast  , ,  


E' bello scoprire che il cinema Boobs and Gore di Russ Meyer miete proseliti nel cinema underground, è bello veder uscire commedie sporcaccione e horror mescolate ai comics americani come questo Pervert! debutto cinematografico di Jonathan Yudis che non lesina certamente le assurdità e la voglia di andare oltre la classica cinematografia per riprendere tettone che si versano il miele sul petto direttamente dal favo. Analogalmente a films come Supervixens ma forse più stilisticamente vicina ad Up!, la nostra pellicola diverte, sorprende e spesso disgusta ma lo fa in maniera genuina, con quella ricerca visiva e fumettistica nonché il senso del voyeurismo tipico del cinema di Exploitation. 

Insomma chi cerca filmacci ruspanti degni della provincia rurale americana non mancherà di apprezzare le gesta di quel vecchio mandrillo di Hezekiah (un bravissimo Darrell Sandeen) che passa da una tettona all'altra prima di darle in pasto ad un allucinante Pene-Mostro animato a passo uno tanto simile ai cartoni animati fatti col pongo. Un compartimento di gnoccone poco vestite avvolge la trama con montaggi da telefilm anni '70, primi piani di misure abbondanti, tanto sesso e la vendetta della ciccia estremizzata dalle sculture di carne che compone Hezekiah nelle scene più allucinanti di questo carosello del trash. Su tutte le tettone abbonda (in tutti i sensi) la prorompente Mary Carey che si esibisce nella preparazione di pannocchie imburrate, docce schiumose e spremute di senape.

Da segnalare anche l'espressione da perenne nerd di Sean Andrews interprete di James figlio di Hezekiah, studente universitario che scopre la perversione più sensuale nella fattoria più estrema che potrete mai incontrare negli annali del cinema, per weirdo che sia! Pervert! oltre ad omaggiare Russ Meyer con quell'adorata ammirazione per i films del maestro, rappresenta un esperimento inconsueto, una sorta di riesumazione dei Roughes, sottogenere exploitation ambientato nella campagna americana, in voga all'inizio degli anni '60.