lunedì 16 aprile 2018

SPOOKIES


(Id. 1986)


Sfortunato nella sua travagliata realizzazione datata 1984, il film di Brendan Faulkner e Thomas Doran, inizialmente doveva intitolarsi "Twisted souls" ma rimase nel limbo del dimenticatoio per un paio d'anni a causa di alcuni problemi finanziari legati alla post produzione che lo congelarono fino a quando il regista Eugenie Joseph ne aggiunse alcune sequenze e lo editò con il titolo che attualmente conosciamo. Vedendo il risultato finale viene da chiedersi "ma chi ve l'ha fatto fare?" dal momento che si tratta di una produzione smaccatamente trash, decisamente confusionaria e narrativamente parlando "imbarazzante". 

Ambientato in un unica notte colorata da un blu elettrico tipicamente anni ottanta, il film parte con le vicende di un ragazzino bruttarello con un mostruoso apparecchio ai denti che incontra un tipo tra le tombe di un vecchio cimitero, dal discorso dei due veniamo a scoprire che il bimbinello è scappato di casa perchè i genitori si sono dimenticati del suo compleanno. Per sua sfortuna nella vecchia casa isolata qualcuno invece si è ricordato di lui imbandendogli una festa a sorpresa solitaria con torte e robottini semoventi di cui non si capisce il senso. Intanto sulla strada una carovana di auto seguono un punk ubriacone verso la magione, dietro di lui un paio di coppie mal assortite. 

Tra le tombe spunta un ragazzino mostro che grugnisce in continuazione ed ha il solo merito di porre fine alla spaventosa recitazione dell'altro ragazzino seppellendolo vivo. Nella casa c'è un vecchio stempiato che parla con un altro giovane mostro tutto blu, i due preparano un sortilegio giocando a scacchi, vittime del maleficio saranno i malcapitati ospiti non attesi della carovana d'auto, ai quali toccherà passare una notte infernale a base di tavolette Ouja, mostruose creature pesciolate, donne orientali che mutano in spaventosi ragni giganti, una statua della morte con tanto di falce e occhiacci rossi e una delle ragazze del gruppo che diventa un demone con la faccia da cagnaccio. Lo stempiato invece fa risorgere dalla tomba la sua amata che lo rinnega, gli pianta un punteruolo sulla fronte e finisce inseguita da una schiera di morti viventi che non sanno più dove andare. La recitazione, in generale, è ai minimi storici, la sceneggiatura non esiste, si salvano invece le trasformazioni e le creature gommose tipiche di quegli anni oltre alle atmosfere cupe che invadono completamente le scene per tutto il film. Pervade totalmente invece il senso di inutilità di questa pellicola, se non quello di inondare con una brutta VHS i cestoni dei supermercati dell'epoca.


lunedì 9 aprile 2018

CANNIBAL HOLOCAUST

(Id. 1980)
Regia
Cast  , ,


E' incredibile quanti ragazzi, attraverso internet, abbiano sviluppato un culto così forte per questo film, forse se sapessero chi è Luca Barbareschi...ma soprattutto cosa può pensare di un film come questo, l'attore stesso. Fatto sta che nelle alte sfere della televisione nonchè le più acclamate personalità registiche Ruggero Deodato non parla mai di questo suo capolavoro pur sapendo che sarà ricordato nella storia del cinema solo per questo titolo. Certo, per noi italiani, in quegli anni era molto difficile andare a vedere un film bannatissimo come questo. A memoria ricordo una serata degli anni 80 nella piazzetta di Ispica, paese di mio padre in Sicilia, a discutere di questa pellicola di cannibali (Zombi lo avevamo da poco assimilato). Praticamente cercavamo di pregare la maschera del cinema estivo, aperto solo in Agosto, perchè ci facesse entrare nonostante il divieto ad anni 18. A quei tempi, ragazzi miei che scaricate le cose da internet sappiate che per noi in Italia era molto difficile vedere quei film perchè erano tutti vietati ai 18 e le regole erano fortemente rispettate (però si poteva fumare al cinema). La maschera intraprese con noi una proficua discussione sul perchè e quale religione dovesse portare un essere umano al cannibalismo...ricordo una frase detta da me che gelò completamente tutti quanti : "Sara la fame?".

Naturalmente il film non lo vidi quella sera ed aspettai di trovarlo in edicola in Vhs negli anni 90, ne rimasi turbato, scioccato e rivendetti quasi subito la cassetta. Poi apparve The Blair Witch Project e allora tutti a ricordarsi di Cannibal Holocaust, della sua geniale sceneggiatura (ed infatti lo è, Ruggero Deodato è veramente un maestro dell'action italiana) ma sopratutto della crudeltà intrinseca di questo film maledetto. L'apporto di Cannibal è stato talmente forte in questo cinema di genere che rimarrà per sempre nella storia del cinema sommerso, peccato per l'inutile e barbaro sacrificio di animali, unico neo (ed anche moolto pesante) che distrugge completamente sia la splendida musica di Riz Ortolani sia i sentimenti di benevolenza nei confronti di questo spettacolo. 
  
E' l'odio infatti che scatena la visione di questo film, probabilmente chi l'ha visto lo saprà quanto me, inevitabile che anche il cinema italiano, visto attraverso gli occhi del mondo (e Cannibal Holocaust è stato visto e tradotto in migliaia di paesi occidentali e orientali, una minibibbia dell'horror, sottogenere cannibal) sia senza mezze misure o si ama o si odia. Questo film ha deciso di farsi odiare ma almeno non ha peli sulla lingua (L'uomo civilizzato che lasciando il mondo civile ritrova l'animale che è in sè mille volte peggio delle altre creature in natura) e nonostante che sia indifendibile tutti o meno vorranno giustificarlo e chissà, magari fra qualche anno, anche perdonarlo. Cannibal Holocaust ha girato il mondo portando alla luce il suo carico di odio. Voi lo perdonereste adesso?





martedì 3 aprile 2018

ATLANTIC RIM


(Id. 2013)

Regia Jared Cohn

Beh, che volete dirgli a quelli della Asylum? Come biasimarli se in coda al megakolossal "Pacific Rim" di Guillermo del Toro, ci hanno piazzato l'immancabile mockbuster? E cosa vogliamo farci se, essendo già stato usato l'Oceano Pacifico, hanno preso in prestito quello atlantico per realizzare Atlantic Rim, fratellino povero e imbarazzato che ci accoglie sin da subito con mostruosi draghi sottomarini, tutti uguali nelle fattezze ma variabili nelle dimensioni, che si buttano a capofitto sulla costa americana? La perla, in ogni caso, sono i tre robottoni protagonisti, tre brutte copie di pupazzetti snodabili dalla faccia indecifrabile, contrassegnati da tre colori diversi (si perchè se no non si capiva la differenza) capaci però di scendere a 800 metri sott'acqua per non vedere poi un cazzo di niente, sfrecciare nel cielo per arrivare a Manhattan e rimanere a secco di benzina, tirare fuori ridicole armi con cui manco riescono a colpire il mostro e dulcis in fundo, integrare i propri sensori con i tre piloti in modo da fargli provare un sacco di dolore quando si prendono le mazzate dai mostri. Non parliamo poi delle scene di distruzione, realizzate al computer in modo arcaico e approssimativo, al punto che le stesse scene vengono ripetute in vari momenti del film in stile mantra/weirdo/arrangiamoci. 

La cosa che fa rimanere perplessi è che comunque di soldi per il cast, le comparse le scenografie ne sono stati spesi, perchè allora risparmiare così tanto sugli effetti digitali? Il sospetto che mi sorge dal profondo è che la Asylum calchi la mano sui VFX caciaroni per mantenere intatto il suo stile di Trash Company, stile che negli anni gli ha conferito una notevole fama e un nutrito stuolo di appassionati di schifezze e mostri giganti che spopola in rete e sbava all'ennesimo trailer di Crockula Vs Hiegermaister e roba del genere. Chiusa la parentesi sugli effetti ne apriamo una a parte sui protagonisti, anch'essi, come nella buona tradizione Asylum, tamarri ed irrimediabilmente idioti. il protagonista Red (David Chokachi) è il solito scavezzacollo dedito al bere e a far casino, la tipa Blue (Jackie Moore) fa tutta la fighetta positiva e sorridente che ti verrebbe voglia di prenderla a badilate sui denti, poi c'è il nero che fa il terzo incomodo, tutto saggio e coraggioso, che non esita a buttarsi in una casa infuocata per salvare una stupidissima e cicciosa ragazzina che ovviamente ha pensato bene di rifugiarsi in una villa in fiamme per scampare al mostro. Poi ci sono i cadaveri sparsi per la città, tutta una serie di comparse alle quali ci hanno spruzzato sopra un po di sangue finto (ma non troppo...che diamine!) e stesi per terra in posizioni assurde.

La povertà che si avverte nelle scene con i cadaveri è seconda soltanto all'imbarazzo delle sequenze del mostro quando spunta dal mare, il quale ogni tanto sembra gigantesco, a volte medio,  a volte salcazzo! Poi non mancano la dottoressa racchia che si esprime a monosillabi, il generale saggio interpretato dal pellerossa Graham Greene di Balla coi Lupi, che dice sempre la cosa giusta e il militare nazista che non vede l'ora di buttare una bella bomba atomica sulla città. Alla fine il mostro viene lanciato in orbita con una testata nucleare, il robottone Red cade dallo spazio e non si fa nulla, tutti a posto, tutti bene..andiamo a festeggiare. Nella storia c'è anche uno strano momento in cui i tre piloti accennano a un triangolo amoroso che ovviamente si scioglie come neve al sole in quella montagna di minchiate scritte a vanvera dal solito sceneggiatore di turno. Dirige senza troppa convinzione il giovane Jared Cohn di cui aspettiamo la prossima opera con la stessa ansia con cui si attende il proprio turno per fare la colonscopia.

martedì 27 marzo 2018

THE FLESH EATERS

(Id. 1964)
Regia
Cast , ,


Una piccola perla del cinema indipendente del dopoguerra, questa ghiottoneria di Jack Curtis e Arnold Drake , vero prototipo per tutto l'horror moderno, una fonte a cui si possono attingere la genialità ed estro di chi non  ha mezzi per fare un monster movie ma lo fa lo stesso. In effetti nel complesso il film appare raffazzonato, denso di dialoghi e primi piani, una location gratuita come una spiaggia deserta, luci e lucette realizzate in post produzione ed il nobile tentativo di stupire con rudimentali effetti di gomma. Ma la storia è eccezionale: 

Il film inizia con una sequenza marina che fa impallidire lo squalo  con i fidanzatini che litigano sulla barca poi lui cade in mare e scompare, la tipa si getta in acqua e si trova coperta di sangue, inizia Flesh Eaters e non c'è speranza per nessuno! Poi c'è un pilota che deve trasportare una vecchia attrice alcolizzata e la sua segretaria con l'aereo privato ma hanno un'avaria e finiscono in un isola deserta dove incontrano un sommozzatore che si rivelerà un professore pazzoo assoldato dai nazi per realizzare un'arma segreta capace di sciogliere la carne umana in pochi secondi. In breve i quattro si ritroveranno circondati da un mare ribollente pronto a versare acido su di loro.

Alcune sequenze sono veramente gore per l'epoca, la storia si sviluppa in modo originale anche grazie alla divertita recitazione di ottimi attori sconosciuti come il satanico Martin Kosleck , la vecchia attrice acida e seduttrice Rita Morley o il naufrago hippie Ray Tudor  a cui viene fatta bere la sostanza in una scena chiaramente ispirata ad Hitchcock. La fotografia è stupenda e certe trovate spassosissime (il mostro che si gonfia sotto il telo è palesemente un pallone di gomma) e l'uscita finale del mostro fa tanta tenerezza old fashion. Un film sfortunato a livello di diffusione ma di gran lunga superiore a tante inutilità che ci vengono propinate oggi come fittizi blockbuster.  Piccola nota su Arnold Drake, co-realizzatore di fumetti dark anni '60 come  Doom Patrol e Deadman nonchè scrittore per tanti altri meravigliosi B-Movie come il suddetto.

lunedì 19 marzo 2018

ROBIN HOOD LA LEGGENDA SEXY - UN AMORE LEGGENDARIO

(Id. 1996)
Regia
Cast  , ,


Una delle pratiche mai passata di moda, nel mercato del cinema porno, è il remake in chiave (..o chiavata?) erotica dei grandi successi cinematografici cosiddetti mainstream. Anni prima della Asylum e dei suoi mockbusters ormai divenuti leggendari, gli studios a luci rosse si ingegnavano per realizzare copie imbarazzanti di film come "L'albero degli zoccoli" (a cui bastava togliere la "i" e aggiungere la "e" nel finale per entrare nel mito) "Terminator" (divenuto ovviamente "Sperminator") o Edward Mani di Forbice (Il più assurdo di tutti "Edward mani di pene"). Nel cestone generale del pornomercato non manca ovviamente l'illustre firma di Aristide Massacesi, al secolo Joe D'Amato, il quale non lesinava di realizzare fiction hardcore, spesso di buon livello. 

 


Nel 1996, visto il successo del film di Kevin Costner dedicato al celebre arciere di Nottingham, Robin di Locksley, meglio conosciuto come Robin Hood, D'amato ne realizza una versione straight to video, destinata al mercato home video dei sexy shop, con l'avvolgente titolo: "Un amore leggendario - Robin Hood la leggenda sexy". La trama, molto semplificata vede il cattivo Principe Giovanni, con l'immancabile tunica regale (che nasconde ovviamente un enorme pene) e il fido sceriffo (interpretato dalla pornostar afroamericana di nome Sean Michaels, piuttosto belloccio almeno quanto legnoso nella recitazione) dedicarsi al rapimento delle belle villiche a scopo sessuale, costringendo i mariti a pagare dazio se vogliono potersi trombare la moglie. Per fortuna che arriva il nostro eroe interpretato da un'altra leggenda del porno, Mark Davis.   

Lo statuario americano non perde tempo e inizia a rubare le chiavi delle cinture di castità per ridare felicità alle coppie di Nottingham e dopo essersi ingroppato la servetta del principe (con cui fa un bel 69 in piedi...da applausi) le infila del sonnifero nella vagina, in questo modo il principe dopo averla leccata si addormenta e il bravo Robin può dedicare le sue attenzioni anche a Lady Marian. La servetta, però, spia ingelosita e decide di raccontare tutto al principe, il quale spodesta Lady Marian e la costringe a diventare schiava di piacere, almeno fino all'arrivo risolutivo di Robin che chiude l'opera con una bella chiavata. Nonostante l'impegno di una produzione Italoamericana, il film si mantiene su standard medi, con parentesi pseudo comiche (come quella del villico al quale portano via la moglie ogni volta che sta per trombarsela), cambi di scena durante le scene di sesso (segno forse che più di un tot i ragazzi non ce la fanno?) e sborrate finali rigorosamente in bocca con tanto di ralenty epico. Ad accompagnare in modo ossessivo tutto il film, una simpatica musichetta medioevale piazzata sulla pellicola in modalità loop nella migliore tradizione del porno di cassetta.